Vittoria o sconfitta. Questione di centimetri (ma quelli della testa)


Centimetri, millimetri, altre volte millesimi. Lo sa bene Josefa Idem che alle Olimpiadi di Pechino perse l'oro per 4 millesimi di secondo. Lo sa bene anche Milorad Cavic che alle stesse Olimpiadi "toccò" la piastra della finale dei 100 farfalla nello stesso identico momento di Phelps, ma la pressione non fu sufficiente a bloccare il cronometro e la vittoria andò all'americano. Josefa all'epoca aveva quasi 44 anni e come tutti noi sappiamo, pochi giorni fa, a Londra, ha collezionato all'età di quasi 48 anni la sua ottava partecipazione olimpica con l'accesso alla finale ed un fantastico quinto posto. Nell'immediato dopo gara ha svelato quelli che sono stati i "capisaldi di una vita di gloria" come li definisce Riccardo Crivelli su "La Gazzetta dello Sport": 4 ore di allenamento al giorno in barca e 2 di fisioterapia e mental training.


Nel caso della Idem, in 6 ore quotidiane, un terzo dell'impegno è dedicato all'allenamento mentale. Fino a pochi anni fa, moltissimi allenatori l'avrebbero considerato una perdita di tempo, mentre è sufficiente scorrere la pagine dei giornali sportivi in occasione di queste ultime Olimpiadi per scoprire che moltissimi campioni dello sport considerano imprescindibile farsi affiancare anche dal "Mental Coach" ed in altri casi dagli Psicologi dello Sport.


Quando si raggiungono i vertici assoluti, in qualunque disciplina sportiva, le differenze (in termini di forza, resistenza, abilità tecniche) fra il primo ed il decimo classificato sono infinitesimali. Il risultato finale dipende esclusivamente dalla capacità di utilizzare al meglio le abilità mentali. In tal senso è stato illuminante una intervista che rilasciò alcuni anni fa Haile Gebrselassie, (il più grande mezzofondista della storia, capace di stabilire tutti i primati del mondo dai 5.000 alla maratona) in cui affermò: "quando arrivo agli ultimi 400 metri ho lo stesso identico livello di stanchezza, se non superiore, dei miei avversari. La differenza che mi consente di vincere è che io mi sono allenato a "gestire" il dolore mentale dello sforzo finale. La fatica che ti opprime i muscoli ed il cervello sono legati alla percezione. La capacità di resistere a quella sensazione è allenabile mentalmente."


Le Olimpiadi appena concluse ci hanno offerto una quantità enorme di esempi, in cui la "testa" ha fatto la differenza. Pensiamo alla "divina" Vezzali che nella finale per il bronzo non poteva e non voleva congedarsi con una medaglia di legno (lei che è stata la nostra portabandiera) ma a 9 secondi dalla fine è sotto di 3 stoccate dalla coreana Nam (erano 4, pochi secondi prima). Il 99% degli atleti (di qualunque disciplina sportiva) avrebbe considerato impossibile recuperare uno svantaggio così ampio, ma non lei. In quei pochi secondi recupera e nell'extra time rifila la stoccata per il bronzo.


Con la testa si può essere vincenti ma anche perdenti. Che dire dell'epilogo incredibile della finale di pallavolo Brasile - Russia. La superiorità dei verde-oro è schiacciante. Il risultato era già scritto. Ed infatti dopo i primi 2 set stravinti si accinge a concludere il terzo per un classico 3 a 0 che non lascia spazio a nessuna illusione per gli avversari. Il Brasile si presenta con 2 macht-ball che non si concretizzano e dal quel momento e nel giro di pochi secondi si spegne l'interruttore neurologico che accende quello della Russia. La potenza devastante del Brasile si sfalda e tutte le sicurezze si sbriciolano. Negli sport di squadra il black-out può diventare sistemico e senza ritorno. La Russia diventa il Brasile delle meraviglie e ci regala un finale a maglie invertite. I russi stravincono il tie-brack e ritornano sul tetto del mondo dopo Mosca 1980.


Con la testa si possono fare cose incredibili. Massimo Fabrizi, a Londra, è argento nel Tiro a Volo (in effetti perde l'oro soltanto negli spareggi) e nel dopogara, al giornalista de "La Gazzetta dello Sport" afferma: "era una di quelle giornate in cui vedi i piattelli grandi come una casa, ti pare di poter leggere la marca mentre spari". Una affermazione di questo genere può passare inosservata ai non addetti ai lavori, ma è semplicemente il frutto dell'allenamento mentale (con le tecniche di visualizzazione e la gestione delle submodalità).


Con la "testa" si può produrre una piccola differenza, ma in alcune discipline sportive il contributo è fondamentale come affermato da Jack Nicklaus (da molti considerato il più grande giocatore di golf di tutti i tempi): "nel golf il 90% lo fa la testa". Può darsi che Nicklaus abbia esagerato o magari nella sua esperienza sportiva è stato proprio così, ma quel che è certo, è che nei prossimi anni, gli atleti che vorranno essere dei vincenti dovranno chiedere a Josefa Idem come allenare la testa.

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